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giovedì 11 luglio 2013

L'ISTITUTO STORICO DELLA RACCOMANDAZIONE IN ITALIA! HISTORISCHEN INSTITUT DER EMPFEHLUNG IN ITALIEN!

L'ISTITUTO STORICO DELLA RACCOMANDAZIONE IN ITALIA! 
 HISTORISCHEN INSTITUT DER EMPFEHLUNG IN ITALIEN!

Ricorderò sempre che,quando appena laureato con lode, mi accinsi a partecipare ad un concorso pubblico per un posto nella polizia municipale di un comune vicino al mio, su un compito in materie giuridiche fu preferito agli elaborati di molti laureati a pieni voti in legge,come me, molto preparati su questioni amministrativistiche, l'elaborato di un laureato in economia e commercio e ricordo anche che quando feci l'accesso agli atti, ebbi modo di rendermi conto del carattere estremamente generico,se non "pedestre" di quello che era riuscito a scrivere, così mio padre,ex poliziotto, commentò la vicenda con una frase che mi rimase impressa nella memoria e che suscita ancora,tuttosommato, la mia ilarità: "Quello doveva essere "raccomandato" da qualche Vescovo!", così mi disse e io scoppiai a ridere e divagammo sull'aspetto "aristocratico e scostante",anche nei modi,del Comandante dei Vigili che presiedeva la commissione esaminatrice e che,con la mia fervida giovane fantasia, cominciai veramente a sospettare fosse il figlio illegittimo di qualche alto prelato! Fin qui il lato comico,ma in Italia la raccomandazione serve persino per reperire un posto al cimitero o in ospedale e senza il costume, "tutto italiano" delle conoscenze al posto dell'autorevolezza della conoscenza della materia, non si va davvero da nessuna parte. Più semplicemente, in alcuni casi, le cariche pubbliche e talora anche professioni private si trasmettono direttamente di padre in figlio senza "soluzioni di continuità" e drammaticamente per altri, che rimangono senza possibilità di accesso,in quanto figli di "nessuno", si tratta di quella "assenza di ricambio sociale", che il grande storico Alexander Kazhdan descrive,con fredda analisi, nel suo famoso testo: "La Civiltà bizantina", ormai un classico (si tenga presente che il concetto di nepotismo trae origine proprio da certi fenomeni leggiamo in wikipedia: "Nel medioevo, alcuni papi e vescovi cattolici che avevano fatto voto di castità, allevavano i loro figli illegittimi come "nipoti" e concedevano loro incarichi e prebende. Diversi papi sono noti per aver elevato nipoti e altri parenti al cardinalato. Spesso, tali nomine erano usate come mezzo per portare avanti una "dinastia" papale. Ad esempio, Papa Callisto III, della famiglia Borgia, rese cardinali due dei suoi nipoti; uno di loro, Rodrigo, in seguito usò la sua posizione di cardinale come punto di lancio verso il papato, divenendo Papa Alessandro VI. Contemporaneamente, Alessandro - uno dei papi più corrotti - elevò Alessandro Farnese, fratello della sua amante, al cardinalato; Farnese sarebbe in seguito diventato Papa Paolo III. Anche Paolo si impegnò nel nepotismo, nominando ad esempio cardinali due suoi nipoti di 14 e 16 anni.La pratica venne infine cessata quando Papa Innocenzo XII emise una bolla nel 1692. La bolla pontificia proibiva ai papi di concedere proprietà, incarichi o entrate a qualsiasi parente, con l'eccezione che un parente qualificato (al massimo) poteva essere nominato cardinale. Si sono tuttavia registrati casi di nepotismo anche posteriormente alla bolla di Inncenzo XII.",si tratta di un concetto corrispondente a quello di avere qualche "santo in paradiso"). In quanto cultori di diritto, oltre che appassionati di storia, effettuiamo però,anzitutto, un inquadramento "dogmatico" di quello che in Italia è ormai un vero e proprio "istituto storico", se non l'istituzione più autenticamente radicata nel costume sociale: il vizio di "farsi raccomandare" da qualcuno persino per le cose più comuni. Premettiamo che, in astratto, la tradizione dottrinaria e giurisprudenziale di questo paese individuerebbe la raccomandazione come un atto illecito quando finalizzata ad ottenere cose vietate dalla legge o contrarie a norme imperative e al buon costume e che proprio come "atto contrario al buon costume", cioè anche alla coscienza morale predominante,veniva considerata la raccomandazione per ottenere posti di lavoro o simili, dalla giurisprudenza a partire dal dopoguerra e dal nuovo assetto costituzionale in poi. Si ricordi, a puro titolo, di memoria che la nostra Carta costituzionale,all'art.51, stabilisce che: "Tutti i cittadini, dell'uno e dell'altro sesso", vedi anche il concetto di pari opportunità, "possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive,in condizioni di eguaglianza,secondo i requisiti stabiliti dalla legge....". Pertanto raccomandare taluno per fargli acquisire un posto di lavoro può concretare,specie in presenza di posti pubblici e di procedure concorsuali obbligatorie (su tal punto vedasi la sentenza 51/2012 della Corte Costituzionale,ma anche 267 e 195 del 2010 e 293/2009), il reato di abuso d'ufficio ex art.323 C.P. (vedasi a Latina il processo sul caso del Senatore Fazzone del Pdl: http://www.latina24ore.it/latina/17698/raccomandazioni-alla-asl-fazzone-niente-prescrizione-voglio-il-processo), procurando contemporaneamente a chi viene favorito ingiustamente un indebito vantaggio con corrispondente altrui danno nei confronti degli esclusi, i quali quindi avrebbero anche potenzialmente titolo a costituirsi parte civile,a mio sommesso avviso.In altre fattispecie penali si ravvisa invece il reato di millantato credito (346 C.P.,specie se le conoscenze siano più propalate che effettive o se non vi sia l'accordo sottostante con la persona di cui il reo prospetta la conoscenza per addomesticare la procedura concorsuale o simili), qualora si prospettino "conoscenze ed entrature presso commissioni d'esame o personalità, per poter "spianare la via" alla conquista del posto di lavoro ambito. E' quello che sembra essere stato oggetto di un altro caso processuale noto alle cronache in Abruzzo e di cui sembra essersi reso protagonista un avvocato: http://www.primadanoi.it/news/cronaca/538526/Prometteva-assunzioni-in-cambio-di-denaro.html . Indipendentemente dal penale, in ogni caso, la raccomandazione causalmente orientata a finalità contrarie alla legge,all'ordine pubblico o al buon costume, appare generalmente vietata e illecita per la normativa generale del Codice Civile, il quale, all'art. 1343, recita testualmente a proposito della causa contrattuale: "La causa è illecita quando è contraria a norme imperative, all'ordine pubblico e al buon costume.".Per effetto di tale disposizione si ritiene che non dia luogo ad azione di ripetizione di indebito ex art.2035 C.C. il contratto o pattuizione animato da causa illecita o "turpe" (la Cassazione a Sezioni Unite nella sentenza 4414 del 17/7/1981,rv 415118, parla testualmente di "immoralità al fine di negare l'azione di ripetizione", un caso classico e "affine" nel trattamento giuridico di mancata prestazione di tutela da parte dell'ordinamento  e nella nozione di contrarietà al "buon costume" sarebbe quello del "contratto prostitutivo",per intenderci, richiamando,sotto tal profilo anche l'art.5 C.C. che parla,del pari,di atti contrari al buon costume,secondo il noto brocardo latino: "Nemo auditur propriam turpitudinem alligans" o anche "in pari causa turpitudinis,melior est condicio possidentis, per la mancata concessione appunto dell'azione di ripetizione dell'indebito). Infine l'art.1418 del C.C., a proposito delle cause di nullità del contratto, recita: "Il contratto è nullo",cioè tamquam non esset,come non mai stipulato(per cui se era stato promesso o pattuito alcunchè,non si è tenuti ad adempiere) "quando è contrario a norme inperative,salvo che la legge disponga diversamente.Producono nullità del contratto la mancanza di uno dei requisiti indicati dall'art.1325, l'illiceità della causa"(vedi l'art.1343), l'illiceità dei motivi nel caso indicato dall'art.1345 (letteralmente: "Il contratto è illecito quando le parti si sono determinate a concluderlo esclusivamente per un motivo illecito comune ad entrambe") e la mancanza nell'oggetto dei requisiti stabiliti dall'art.1346 (l'oggetto del contratto deve essere parimenti possibile,lecito,determinato o determinabile). Il contratto è altresì nullo negli altri casi stabiliti dalla legge." e si tratta di casi tassativi. Tanto premesso,citeremo,per concludere una sentenza della Cassazione civile che ha preso in esame un caso paradigmatico e "sinallagmatico", a nostro parere,nella realtà sociale di questo paese, in tema di connessione inestricabile tra "raccomandazione e voto di scambio". Si tratta della sentenza n°1574 del 27/5/1971,rv.351973, che testualmente argomenta: "Viola il principio fondamentale della "libertà di voto" ed è contrario all'ordine pubblico e al buon costume, e perciò nullo, per illiceità della causa, il contratto con cui taluno, in vista delle elezioni in parlamento,si impegni, verso corrispettivo, a far convergere il voto proprio, e quello dei propri sostenitori, sul finanziatore e a procurare la rinunzia al mandato parlamentare, a favore di quest'ultimo, da parte di altri candidati eventualmente eletti in suo luogo.", in pratica si tratterebbe di compravendita di voti e della carica stessa nel caso in esame.Più semplicemente il Il voto di scambio può manifestarsi in un rapporto diretto fra politico ed elettore senza l'interposizione di interessi di organizzazioni mafiose, in cambio di denaro o di una raccomandazione per un posto di lavoro (vedi sul tema https://www.facebook.com/ProfAgostinoDeBellis/posts/337417156312198 ). Perchè ne parliamo in questa sede? Proprio perchè è notorio che, storicamente,il clientelismo politico si sia formato progressivamente,dal dopoguerra in poi, se non addirittura dall'unità d'Italia, su questo groviglio di interessi inestricabile. In genere il politico dispensava raccomandazioni e posti di lavoro,anche nei canali privati a lui collegati,e in cambio riceveva voti,non solo dei neoassunti,ma da parte di tutta la clientela familistica che aveva interesse a vedere impiegato il proprio congiunto o che comunque voleva essere grata per l'avvenuta assunzione.Così,ad ogni concorso pubblico e ad ogni procedura d'appalti concorsuale, ad ogni "infornata di raccomandati", soprattutto nella pubblica amministrazione, finisce per corrispondere la creazione di un bacino di "consenso elettorale" (falsato o drogato: i danni più rilevanti sono proprio in termini di perdita della democrazia,oltre che di degenerazione morale: doversi arrivare a "prostituire" o vendersi il voto,per poter lavorare,in una Repubblica asseritamente formata sul lavoro,come principale diritto del cittadino e fonte della sua stessa dignità umana....) e la formazione di clientele per i relativi leader e dispensatori di "panem et circenses"!Si tenga presente che questo sistema non impedisce solo il ricambio sociale,che è essenziale per dare energie fresche ed idee nuove che alimentano la spinta-trazione economica, ma financo il ricambio politico: ecco spiegata, in sintesi,anche la tendenza delle stesse cariche politiche in Italia a preservarsi e perpetuarsi.  Ma nel contempo crescevano anche i corrispondenti mali endemici legati a questo sistema di corruzione morale e materiale in termini di perdita di efficienza della macchina amministrativa,spesso riempita fino all'orlo di raccomandati,ed in termini di aumento della spesa pubblica e del corrispondente carico fiscale per via degli stipendi pubblici da erogare.Si tratta di fenomeni che,personalmente, amo paragonare all'immagine di un bambino ingobbito e affetto, a lungo andare,da scoliosi,per via della cartella troppo pesante messagli sulla schiena (le nostre aziende e i nostri studi professionali, le nostre maestranze artigianali perdono tutte produttività e competitività a carico anche dell'eccessivo carico fiscale, che ormai sembra aver raggiunto livelli massimi). Sempre per ritornare ai parallellismi col mondo bizantino, Michele Psello,parla di nave riempita a tal punto, di "impiegati pubblici", da imbarcare acqua,essendo piena fino all'orlo e un pensiero va anche alla questione delle assunzioni in Sicilia o ai forestali in esubero,tanto da assumere gente che non trova poi un effettivo impiego,in termini produttivi e lavorativi,ma si finiscono talora per creare posti "di lavoro" prevalentemente per erogare stipendi pubblici agli impiegati più ancora che servizi pubblici ai cittadini e per costruire o continuare a contare su un "consenso artificiale"...Ecco spiegato quindi perchè un piano organico di licenziamenti nel pubblico in Italia appare ormai improcrastinabile,dopo anni "di infornate", e il debito pubblico tra i più alti del mondo. Infine notoriamente il vulnus più consistente è a livello della meritocrazia e le ripercussioni le notiamo anche nella presenza di personale dirigenziale e cariche politiche,compresi i vertici, che spesso non sanno nemmeno mettere letteralmente quattro parole in fila o riempono i discorsi di vuota retorica e luoghi comuni. Faccio presente che le cose si sono aggravate a livello di selezione dei candidati da parte delle segreterie elettorali e l'introduzione dei cosiddetti "listini" a livello politico per effetto della legge elettorale ed in particolare il cosiddetto "Porcellum".



PER UN PIANO RAZIONALE DI CONTENIMENTO DELLA SPESA PUBBLICA IN ITALIA:TAGLI NEI SETTORI CRONICAMENTE PIU' INEFFICIENTI,PRECARIZZAZIONE E ANAGRAFE PATRIMONIALE DEL PUBBLICO IMPIEGO. LA CORRUZIONE E' LA VOCE PIU' RILEVANTE NELL'EVASIONE FISCALE E NEL DANNO ERARIALE:LE MAZZETTE PER DEFINIZIONE SONO ESENTASSE.Gründe für einen Plan der Eindämmung der öffentlichen Ausgaben in Italien: chronisch mehr Schnitte in den Bereichen 'ineffizient Unsicherheit registrieren und BALANCE des öffentlichen Dienstes. Korruption und 'THE VOICE MEHR "auf dem maßgeblichen Steuerhinterziehung und Einnahmeverluste: Die Hämmer sind per definitionem steuerfrei.

PER UN PIANO RAZIONALE DI CONTENIMENTO DELLA SPESA PUBBLICA IN ITALIA:TAGLI NEI SETTORI CRONICAMENTE PIU' INEFFICIENTI,PRECARIZZAZIONE E ANAGRAFE PATRIMONIALE DEL PUBBLICO IMPIEGO. LA CORRUZIONE E' LA VOCE PIU' RILEVANTE NELL'EVASIONE FISCALE E NEL DANNO ERARIALE:LE MAZZETTE PER DEFINIZIONE SONO ESENTASSE.

Sempre nell'ottica di fornire proposte concrete per consentire al paese di uscire dal disastro economico in cui versa e per recuperare credibilità ed efficienza a livello istituzionale e affidabilità a livello internazionale,anche nei mercati esteri, vi proponiamo alcune riflessioni, che potrebbero anche rivelarsi "profetiche",visto lo stato in cui versano i conti pubblici e i livelli a cui è arrivata la pressione fiscale in Italia. La prima cosa che fa un manager,e che dovrebbe fare oggi un qualsiasi amministratore di pubblico danaro,a partire dalle cariche politico-dirigenziali, quando si imbatte,a livello aziendale,in una situazione di questo genere e, a livello pubblico, in una situazione cronica di inefficienza amministrativa, la quale si valuta a partire anzitutto dai risultati in concreto,ai sensi della legge 241/90 (la legge fondamentale sul procedimento amministrativo in Italia,vedi i concetti di "efficacia ed efficienza dell'agire della pubblica amministrazione) ed ancor più in conformità alla giurisprudenza contabile (oltre alla legge 196/2009, tra le tante, propongo, per gli appassionati della materia poco conosciuta ai più "La Corte dei Conti, controllo e giurisdizione di contabilità pubblica" di Francesco Garri,Giuffrè editore, o direttamente in web, di Giuseppe Nicoletti,altro magistrato della Corte: "Controllo e giurisdizione a garanzia della corretta gestione delle risorse finanziarie della pubblica amministrazione:  

http://www.amcorteconti.it/articoli/nicoletti_risorse.htm ), è un'analisi di "criticità del sistema" che è chiamato ad amministrare e quello che dovrebbe seguire automaticamente,subito dopo, è la preparazione di un "piano di recupero"(e di "rientro" in caso di debiti) dei parametri di efficienza ed efficacia, cioè in termini di risultati concreti,anzitutto, proprio in quei settori in cui ha rilevato le maggiori "criticità", che si traducono nella p.a. in termini di cronica inefficienza. Ora è indubbio che in Italia il problema sia proprio la pubblica amministrazione e più latamente,non solo la politica,ma anche l'inefficienza e lo strapotere burocratico,l'assenza di semplificazione nel pubblico impiego, a partire dal sistema normativo, a dir poco bizantino, per la quantità di norme e disparità o varietà interpretative,per finire con quelli che in diritto comunitario si definiscono "abusi di diritto",ma che si traducono spesso in abusi di potere o cavillazioni e aggravi di costi per gli amministrati (cito un caso emblematico nei tribunali,compresi quelli amministrativi: il continuare a pretendere un numero di copie e allegati pari al numero dei giudici o alle parti notificande o più,cosicchè la mattina la gente dovrebbe recarsi con valigie piene di documenti cartacei in piena era di processo telematico,sempre annunciato e mai realizzato, e di digitalizzazione della p.a.). Inoltre il problema è rappresentato dalla spesa pubblica,cioè da quello che ci costa mantenere in piedi un sistema del genere, a fronte delle sue macroscopiche croniche inefficienze,dallo strapotere delle mafie infiltrate anche nelle stesse amministrazioni, a fronte del paese con più numero di forze dell'ordine in termini di numero e qualità di corpi di polizia nella U.E. e personale impiegato, e con buoni stipendi pagati ai magistrati, per passare poi ai dissesti continui e agli scandali a partire dagli enti locali, a fronte di un livello di pressione fiscale che va ad aumentare progressivamente anche per effetto di addizionali regionali che si riflettono fin sui costi dei contratti di assicurazione,ecc. Pertanto il piano di recupero dell'efficienza e dei risultati, non può che essere strettamente collegato,in un momento di emergenza del genere, al concetto di tagli da attuarsi nei settori più inefficienti o oggetto di maggiori scandali e danni erariali e in definitiva all'obiettivo del contenimento della spesa pubblica,divenuto ormai questione vitale per il paese stesso e priorità assoluta. Fino ad oggi la politica italiana nel suo complesso,governo "tecnico" di Monti compreso, ha costantemente tentato, di aggirare il nocciolo del problema,perchè gli interventi da operare sarebbero sicuramente impopolari e avrebbero ripercussioni in termini di perdita dell'elettorato,ma "profeticamente", riteniamo che tale questione non potrà più essere procrastinabile,dopo l'esito delle elezioni in Germania a settembre, e ciò sia nel caso che sia ancora la Cancelliera Merkel a rivestire tale carica, anche sulla base di accordi di coalizione, risultato che personalmente darei pressochè per scontato(vista la Sua insostituibilità in quel ruolo,non solo nell'interesse della Germania,ma dell'intera Europa),ma anche,a maggior ragione,se dovessero cominciare a prevalere nuove formazioni politiche come "Alternativa per la Germania", che metterebbero in seria crisi la permanenza-tollerabilità del debito pubblico italiano e di altri paesi come la Grecia all'interno dell'eurozona.  Ritengo pertanto che uno dei pochi provvedimenti del governo Monti che personalmente ho visto con favore,al pari delle liberalizzazioni in materia tariffaria, e cioè la soppressione delle sezioni distaccate di molti tribunali in Italia e il riaccorpamento e riordino degli organici, debba essere individuato come un'anticipazione e "una chiave di lettura" complessiva dei futuri necessari tagli che qualsiasi governo in questo paese,a mio parere, sarà costretto ad intraprendere dopo settembre e che, come ho sottolineato in altri interventi, dovrebbero cominciare a concentrarsi anche sugli enti locali,non solo a livello di province,oltre che sulle forze di polizia e giustizia,in primis,a cagione della scarsità di risultati negli anni (un paese in cui esistono ancora le mafie e addirittura in cui quest'ultime tendono a rivestire anche ruoli di governo del territorio o di gestione dell'elettorato o in cui la corruzione è arrivata ai livelli di danno erariale denunciati dall'ultima relazione annuale del Dr.Giampaolino,non può rivendicare "successi" di alcun genere in termini di credibilità internazionale,tutto diventa relativo se sussiste ancora il cosiddetto "terzo livello" o fenomeni di questo genere diffusi dal nord al sud).Lo scenario futuro infatti si colloca tra alternative di continuare a fare tagli in settori come la previdenza e sanità, in cui la materia da tagliare è arrivata praticamente all'osso e in cui si rischia una "criminalizzazione" degli standards di assistenza troppo bassi,perchè è inevitabile che la gente che si ammali debba essere ricoverata e assistita a livello medico e farmacologico e perchè,ad esempio, è altrettanto inevitabile che la gente,per invecchiamento, invalidità,ecc. debba poter andare in pensione e che,in vecchiaia, le esigenze economiche tendano addirittura ad aumentare più che a ridursi, ragion per cui livelli troppo bassi delle pensioni medie condannano all'accattonaggio o alla disperazione proprio quelle fasce d'età che devono considerarsi più deboli e che hanno maggior bisogno di assistenza,ed è quello che si va già verificando non solo per effetto delle "riforme" o tagli di Monti e Fornero o dell'allungamento dell'età pensionabile che, a settantanni, equivale a dire alla gente: "pagherete contributi pensionistici tutta una vita per una misera pensione che forse non arriverete mai a vedere...". Si potrebbe discutere a lungo sulla tollerabilità,a livello penalistico, di quello che gli italiani stanno sopportando quotidianamente nelle corsie d'ospedale o sulla riduzione di fatto delle prestazioni assistenziali e del servizio sanitario a partire dall'epoca in cui si è aggravata la crisi economica ed in particolare quella dei "debiti sovrani", di cui il nostro paese è il primo protagonista,a livello europeo,dopo la Grecia,ma non è questa la sede. Qui intendiamo proporre piuttosto come uscire da questo scenario infernale e recuperare efficienza nella p.a. e credibilità nei mercati internazionali,magari attirando anche più investitori dall'estero, perchè nessuno verrebbe ad investire un euro in Italia, partendo dalla considerazione della durata,ad esempio, dei tempi medi di un processo o dal livello di pressione fiscale,o dal pericolo "pizzo o concussione", ed anzi il risultato dell'assenza di soluzioni concrete si sta ripercuotendo in termini di fuga all'estero di cervelli e aziende italiane e ancor più di chiusura di attività e partite i.v.a., col risultato che i privati, che sarebbero i potenziali destinatari di un servizio pubblico inefficiente, e che sono anche i contribuenti che,col pagamento delle loro tasse, consentono di reperire i fondi per pagare pensioni e stipendi pubblici, si ritrovano sistematicamente vessati a livello amministrativo e fiscale e quindi preferiscono,se possono, chiudere o andarsene all'estero (vedi la fuga in Svizzera di imprenditori lombardi e del nord Italia e i tempi record assicurati da tale paese per concedere le autorizzazioni amministrative alle attività e la detassazione per i primi tre anni per agevolare gli avviamenti).La scelta dei tagli da operare si sposta quindi necessariamente e matematicamente,direi, a pena di default, non solo sui settori cronicamente più inefficienti o voluttuari (pensiamo alla riduzione drastica degli stipendi delle forze dell'ordine in Grecia, all'accorpamento di comuni e alla chiusura della televisione pubblica, anche qui oggetto di troppo generosi cachet per palinsesti spesso penosi),ma,del pari, su quelli in cui dei tagli possono oggettivamente ancora essere praticati senza incorrere in "standards al di sotto della soglia di sopravvivenza", pur sapendo che "sommovimenti,scioperi e agitazioni" o addirittura "rivolte" ci saranno in ogni caso per l'impopolarità di quello che si preannunzia. Non si può nemmeno pensare,come ipotizzano alcuni, di presentarsi in sede europea con l'"arma del ricatto": "o ci finanziate voi o facciamo crollare l'intera eurozona",cioè "o la borsa o la vita!",detto in parole povere, o di "stampare euro per conto nostro",come sembrò proporre qualcun altro, non solo perchè anche gli altri paesi europei,Germania compresa, hanno sofferto e soffrono ancora degli esiti della crisi mondiale,non ancora alle spalle,ma anche perchè stavolta,considerato che siamo già troppo generosamente assistiti dal "respiratore artificiale" della B.C.E. gestita da Mario Draghi, che continua a manovrare sui tassi di interesse e a negoziare sul mercato secondario i nostri titoli di Stato, altrimenti difficilmente collocabili (se non già "decotti" a parere di alcuni, o comunque potenzialmente a rischio), il rischio concreto è quello di vedersi staccare il respiratore da un momento all'altro e di essere mandati fuori o sospesi dall'eurozona (in questa ottica anticipatoria va letta anche l'introduzione sempre più forzata della "moneta elettronica bancaria" e le restrizioni continue dell'uso del contante a mio avviso contrarie ai trattati U.E., di cui ho parlato in altro post sul signoraggio,tracciabilità e corso forzoso in questo blog,premesso che non condivido affatto le teorie di Savona, si tratta gà di una sorta di "anticamera dell'uscita dall'euro"?).Dunque nessuna "prova di forza " o "furbata" o "scorciatoia" appare praticabile in una tale situazione di debolezza causata da anni di mala politica e mala amministrazione. Ovviamente accanto ad un piano organico di tagli,non solo di uffici, ma anche del personale e segnatamente di quello più inefficiente,vedremo poi come, nei settori del pubblico impiego da individuarsi, sulla base dei risultati statistici e notori, come quelli meno efficienti o più voluttuari (sanità e previdenza,a mio avviso,furono gli unici due settori mediamente con buoni risultati,storicamente, in Italia,sebbene non immuni da diffusi fenomeni di ruberìe e speculazioni,dunque non è proprio così tutto da "buttare" anche il nostro sistema pubblico), occorre introdurre sempre più,in tale ottica, per assicurare competitività e standards adeguati,il concetto di "precarizzazione del pubblico impiego"(mentre nel privato,di converso, forse sarebbe ora di dare maggiore stabilità...), non solo con contratti a termine, part-time,ecc., ma anche eliminando fonti normative come il concetto di "inamovibilità", persino per gli stessi magistrati o quantomeno introducendo rigidi criteri di ricambio e turnazione negli uffici,onde evitare radicamenti di potere sul territorio e personalizzazione degli uffici,sempre da evitarsi in un sistema democratico e ormai informato al criterio europeo delle "pari opportunità e della rotazione degli incarichi" stessi, compresi contratti e appalti con ditte da parte della p.a. (CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI RELATIVI A LAVORI, SERVIZI E FORNITURE IN ATTUAZIONE DELLE DIRETTIVE 2004/17/CE e 2004/18/CE.Decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163). Chiunque di noi frequenti il mondo giudiziario sa benissimo che,nonostante la riforma Mastella,generalmente poco attuata a livello sostanziale, nelle Procure o nei tribunali si possono trovare soggetti che rivestono lo stesso ruolo o che svolgono il loro lavoro nella stessa giurisdizione territoriale,talora con spostamenti minimi di mansioni, magari ab immemorabili! Del pari capita di vedere lo stesso soggetto che svolge il ruolo di Comandante dei Carabinieri nella stessa stazione da più di 10 anni,e a mio sommesso avviso, si tratta, specie in presenza di normative specifiche come nel caso dei magistrati, di prassi amministrative storicamente potenzialmente in contrasto con la stessa nozione tradizionale di iterazione delle cariche o di natura temporanea della carica o incarico pubblico in un sistema repubblicano,prima che democratico, come ci ha insegnato il diritto e la prassi costituzionale romana.Ciò onde evitare la "concentrazione di potere" o che il potere getti le radici in un posto,magari anche a livello familiare (ricorderò il caso presso il foro di Velletri di padre e figlia magistrati in contemporanea,sebbene una presso una sezione distaccata e l'altro in servizio presso la sezione centrale o ancora il caso di Cancellieri apparentati con magistrati ancora in servizio presso determinate località, il che crea nell'utente sia pur solo la vaga impressione della presenza di dinastie "parentali" nella gestione della cosa pubblica e in cariche di prestigio).Tutto questo va seriamente riformato e non solo a livello di ordinamento giudiziario e delibere del C.S.M., ma,a mio avviso, addirittura a livello costituzionale. Altra misura da introdurre d'urgenza, e che un tempo rappresentò un vecchio "cavallo di battaglia" in politica proprio dell'ex Magistrato Antonio Di Pietro, è la questione di una seria anagrafe patrimoniale per chi riveste cariche politiche e per il pubblico impiego nel suo complesso e l'estensione o inclusione in tale anagrafe anche di redditi e proprietà degli stretti congiunti.Non so dire se poi Di Pietro,ad un certo punto,abbia accantonato o meno tale progetto, che rappresentava una priorità assoluta per questo paese,dati i livelli di corruzione e riciclaggio, ma sta di fatto che essa è tornata in qualche misura di attualità,negli ultimi giorni, quando Enrico Letta ha cominciato a pretendere la pubblicazione on line dei redditi dei ministri del suo governo,paventando anche una sanzione pecuniaria di diecimila euro in caso di mancata pubblicazione (si tratta di misure e prassi già diffusamente praticate in altri paesi,a partire dai membri del Congresso U.S.A., e atte a prevenire ed evitare gli scandali più gravi di casa nostra,ma a dire il vero la sanzione di diecimila euro appare inadeguata e del tutto irrisoria,se solo si considerano le cifre che abitualmente vengono pagate in Italia per ministri e sottosegretari e dovendo sottolineare sul punto che le riduzioni di stipendi dovrebbero operarsi in quest'ambito prima ancora che su quelli altrettanto doverosi dei parlamentari, da ridurre certamente anche di numero. Si consideri solo quanto apparve stridente,in alcune cronache, il paragone tra i 72.000 euro e passa lordi percepiti dal presidente del Consiglio italiano e i 9.200,00 lordi percepiti dalla Cancelliera Merkel, che ha la responsabilità di governo dello Stato membro più importante della U.E.!). L'anagrafe patrimoniale del pubblico impiego rappresenterà anche lo strumento più efficiente per la lotta all'evasione fiscale, perchè le "mazzette" e la corruzione,notoriamente, sono esentasse,ma è proprio introducendo tale strumento di trasparenza sui beni e livelli di ricchezza che potranno immediatamente saltare all'occhio quei soggetti che, lungi dall'aver ricevuto proficui patrimoni in eredità, possono aver lucrato indebitamente sulla carica pubblica rivestita oppure possono aver evaso il fisco (anche con doppi lavori o investimenti non consentiti). Dalle mie parti, in cui si è vissuto soprattutto di abusivismo edilizio e traffico di stupefacenti, non mancano casi di ufficiali di polizia giudiziaria che girano in fuoriserie o rilevano o ristrutturano ville di imponente entità,o addirittura che entrano nella gestione di night club, pur percependo formalmente stipendi modesti e del pari ricorderemo tutti quando scoppiò lo scandalo della pubblicazione dei conti all'estero di funzionari greci,dopo il default di quel paese, quale fu lo "stupore" nel constatare che alcuni dei titolari di quei conti,e quindi forse dei principali evasori fiscali, fossero proprio i dirigenti dell'amministrazione finanziaria (l'idea di uscire a cena o procurarsi la conoscenza di dirigenti dell'agenzia dell'entrate o di ufficiali della finanza per guadagnarsi una sorta di "salvacondotto" a livello fiscale è, ahimè, assai diffusa anche in Italia!).Quindi, prima ancora dei controlli bancari sui privati, che,di fatto, hanno finito per erodere il concetto di "segreto bancario" e quindi il ruolo stesso degli istituti di credito,compreso il rapporto fiduciario tradizionale nei loro confronti,ritengo che vada equiparata in tutto nei confronti dei pubblici dipendenti l'applicazione della normativa sui criteri degli accertamenti tributari (mi riferisco,ad esempio,all'inversione dell'onere della prova in tema di prelievi bancari e per come viene applicata la normativa del D.P.R.n. 600 del 1973, art. 32, co. 1, n. 2 e dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, co. 2, n. 2,vedasi per tutti ad esempio la sentenza della Cassazione civile , sez. Tributaria, sentenza 14.01.2011 n° 767),compresi i criteri su spese e prelievi bancari, presunzioni di cui oggi non si comprende la "pretesa immunità" relativa nei loro confronti,ma altresì che vada realizzato sollecitamente lo strumento dell'anagrafe patrimoniale per il principio di trasparenza maggiore che dovrebbe riguardare chi riveste cariche o impieghi pubblici. Infine una parola su come realizzare i tagli nel pubblico ( Discours sur le Methode!): una volta articolato il piano organico e le relative priorità di "sfrondamento", occorre istituire delle commissioni di controllo e disciplina e approfondire, anche a livello di commissioni parlamentari di inchiesta, su casi acclarati di inefficienza endemica o ruberìe,ecc. Il procedimento disciplinare o la lettera di "dimissioni volontarie" potrà rappresentare la corsia accellerata per effettuare una "potatura" dei rami malati e del parassitismo o assenteismo istituzionale (Su questo argomento vedasi di Vito Tenore,altro magistrato della Corte dei Conti: " Il procedimento disciplinare nel pubblico impiego dopo la riforma Brunetta",Giuffrè editore).L'apertura di appositi "sportelli" per la presentazione di lamentele,esposti e quant'altro sulla pubblica amministrazione, gestiti da soggetti non facenti parte della stessa amministrazione controllata o "inquisita" potrà costituire un bacino di raccolta prezioso e una "valvola di sfogo" per i cittadini vessati da malcostume,concussioni,inurbanità e quant'altro e per recuperare un canale di dialogo ormai generalmente sempre più chiuso tra il cittadino e l'Italia istituzionale, al fine di favorire un recupero di credibilità-affidabilità a partire dall'interno (pubblicando regolarmente i dati dei provvedimenti adottati,al pari di quello che accade oggi in ambito I.S.V.A.P. nei confronti delle assicurazioni,anche se questo è un altro settore su cui ci sarebbe molto da discutere,specie alla luce dell'ultima riforma del Codice delle assicurazioni e dei continui rimaneggiamenti peggiorativi soprattutto in tema di micropermanenti e infine proprio anche sullo scarso livello di controllo). Poichè il danno più rilevante dei cattivi comportamenti e dell'inefficienza della P.A., come ci ha insegnato la Cancelliera Merkel, consiste nella perdita di fiducia generalizzata e quindi nella intrinseca "perdita di valore" del sistema nel suo complesso in un contesto di economia globalizzata.Ed è esattamente questo il motivo per cui,specie in certe zone, alcuni italiani preferiscono rivolgersi ai boss delle organizzazioni criminali piuttosto che alle istituzioni propriamente o formalmente considerate....

lunedì 8 luglio 2013

LA TRASFORMAZIONE DEL MERCATO EDITORIALE PER EFFETTO DELLA RIVOLUZIONE DIGITALE: LINEE DI TENDENZA. DIE VERWANDLUNG DER VERLAGMARKT AUFGRUND DIGITAL REVOLUTION: TRENDLINIEN.

LA TRASFORMAZIONE DEL MERCATO EDITORIALE PER EFFETTO DELLA RIVOLUZIONE DIGITALE: LINEE DI TENDENZA.
 DIE VERWANDLUNG DER VERLAGMARKT AUFGRUND DIGITAL REVOLUTION: TRENDLINIEN

La rivoluzione digitale globale sta imponendo il cambiamento di standards e stili di vita e la concezione stessa delle professioni e dei mestieri e del mondo del business,così come,fino ad oggi, siamo stati abituati a concepirli tradizionalmente. Quelle che sono destinate a cambiare più profondamente nel loro svolgimento sono proprio le professioni di penna, dall'Avvocato allo scrittore, all'impiegato pubblico di concetto,per effetto degli open data, dei social network e della posta elettronica,specie quella certificata, che, presto,nonostante tutte le resistenze burocratiche e della mentalità e formazione  tradizionale,sono destinate a cambiare il modo di fare e concepire i processi,l'amministrazione, le relazioni sociali e soprattutto il marketing e il mondo degli affari. In questo intervento,ci ripromettiamo solo di analizzare i cambiamenti più importanti e significativi nel campo dell'editoria e quindi,in ultima analisi, in quel settore che incide più significativamente e diffusamente a livello culturale, perchè riteniamo che i cambiamenti burocratici,come al solito, saranno nulla a confronto della rivoluzione culturale che è già in atto e anche perchè,come sempre accade a livello storico, siamo anche profondamente convinti che siano i cambiamenti del costume ad informare e condizionare,alla lunga, irreversibilmente, i processi di riforma legislativa e amministrativo-istituzionale e non viceversa. In estrema sintesi,prima finiranno le raccomandazioni e le camarille editoriali e solo,in seguito, e con non poche resistenze, cioè,alla lunga, vedremo prevalere le capacità e la meritocrazia,ma anche una maggior "apertura democratica",imposte dal sistema del web (e su questo devo pur fare qualche concessione alle tesi di Beppe Grillo e Casaleggio, che però,non so quanto ne siano consci,non dissentono evidentemente dalle concezioni della Cancelliera Merkel sul punto!), anche nelle amministrazioni pubbliche e,solo da ultimo, a mio parere, nelle amministrazioni giudiziarie, cioè negli ambienti forensi che,tradizionalmente, sono stati sempre quelli più conservatori nella mentalità. Non mi inoltro in questa sede sulle possibilità avveniristiche di una futura democrazia globale o di paventati sistemi di controllo "orwelliani" basati sul web,perchè, allo stato delle cose, nemmeno la legislazione dell'Unione Europea, per quanto moderna e avanzata, contempla ancora tali possibilità,essendo ancora il sistema delle democrazie rappresentative parlamentari occidentali il modello di riferimento globale apparentemente più evoluto in termini democratici e necessitando obiettivamente riforme costituzionali e comunitarie prima di poter approdare a qualcosa di alternativo o più evoluto. Tuttavìa confesso di guardare con favore,per cominciare a modernizzare il sistema, all'introduzione di sistematiche consultazioni referendarie,magari anche on line, su molte,se non quasi tutte (tranne le esclusioni dell'art.75 Cost. finchè non sarà riformato,anche se lo stesso si occupa di referendum abrogativi e non consultivi,ma a maggior ragione direi,rappresentando un limes dello strumento referendario più importante),le grandi questioni politiche del momento, avendo sempre pensato al concetto di democrazia diretta e partecipata come all'obiettivo politico più importante da raggiungere e al "decisionismo" governativo come un abuso o degenerazione storica che in Italia si è accentuata dal craxismo in poi. Dunque anche la politica sta già cambiando,grazie alla rivoluzione digitale, e sicuramente anche grazie a Beppe Grillo e al suo movimento, verso cui non ho mai risparmiato critiche per i tanti errori commessi dopo le elezioni (a cominciare dal mancato appuntamento con l'impresa storica di liberare il paese dal berlusconismo al governo,cosa che per almeno un periodo era a mio parere una priorità), e forse potrebbe evolvere in senso più democratico, pur dovendo sempre essere attenti e diffidare circa possibili manipolazioni o parzialismi dei risultati di sondaggi o "voti" via web, ma, d'altra parte, i rischi non mancano nemmeno nel voto cartaceo tradizionale (vedi brogli elettorali e voto di scambio, realtà abbastanza frequenti in Italia e su cui bisognerebbe approfondire). Il settore che,però, sta registrando i cambiamenti più profondi e veloci è proprio quello dell'editoria,come dicevamo all'inizio,segno che la rivoluzione digitale globale è un fenomeno autenticamente e prevalentemente culturale e quindi,in ultima analisi, inarrestabile, come tutti i cambiamenti imposti a livello di costume e dal progresso tecnologico. Analizziamo in breve cosa sta succedendo in quella che è stata da sempre la passione della vita di tanti, a cominciare da chi scrive: il libro come bene di consumo e come investimento culturale e più latamente il mondo della carta stampata (giornali,riviste,ecc.). In Italia specialmente,ma è così anche ad altre latitudini,sebbene da noi il fenomeno sia più tangibile, chiunque abbia avuto modo di lavorare nel campo delle professioni intellettuali o di avere l'ambizione di scrivere e voler pubblicare un libro, di approcciarsi alla professione giornalistica,ecc. si sarà reso conto a sue spese (data anche la situazione pressochè "monopolistica" o "oligopolistica" che si è venuta a creare dall'epoca del lodo Mondadori,vedi anche le recenti polemiche sul caso RCS), di quante resistenze o esclusioni si dovesse trovare ad affrontare e anche di quanti costi o difficoltà insormontabili per eventuali pubblicazioni. In pratica non si è mai trattato di un mercato così aperto e liberale,come invece dovrebbe essere quello della circolazione delle idee. Nella carta stampata come nel settore editoriale il "canale politico" e delle conoscenze,che in Italia servono addirittura per poter reperire un "posto-letto" all'ospedale o un loculo al cimitero, ha finito per diventare il canale preferenziale,se non esclusivo, in molti casi. Tanto che molti si sono spinti a diventare editori loro stessi, se avevano qualche soldo da investire, pur di poter pubblicare in libertà (lo stesso discorso riguardava e riguarda a maggior ragione case discografiche e cinematografiche, vedasi l'impresa di Nanni Moretti,a livello emblematico, con l'acquisto del cinema e della casa di produzione Sacher).Ma si trattava di imprese non alla portata di tutti, è evidente,mentre il mondo dei blog,soprattutto quelli gratuiti,come Google,canali come videotube, ecc. stanno spezzando la tendenza "elitaria o esclusivista" del mondo editoriale e delle case cinematografiche e discografiche e stanno rendendo la realizzazione di certi progetti o ambizioni culturali e di comunicazione praticamente alla portata di tutti. Un cambiamento significativo si avverte anche proprio per effetto della comunicazione-interazione globale con paesi come l'India (che pure rappresenta complessivamente una potenza economica emergente), in cui l'acquisto di un libro o di una biblioteca cartacea non è ancora alla portata dei più,almeno come spesa continuativa, mentre l'acquisto, una tantum, di un computer economico, può sostituire tutte le spese del campo culturale di un'intera famiglia,comprese in parte quelle dell'istruzione dei figli,tramite il collegamento alla rete (penso non solo al mercato degli ebook,che si va formando,ma anche alle vere e proprie pubblicazioni sui network e a quanti testi,anche antichi e introvabili, possono reperirsi in pdf o in altro formato su google e sui vari siti,al ruolo enciclopedico multimediale di Wikipedia e altri siti) . Questo significa confrontarsi con fette di mercato culturale,di pubblico e del marketing (spazi pubblicitari, opportunità) totalmente nuove,specie per noi occidentali,abituati tradizionalmente, ad esempio, al concetto del libro come strumento classico di conservazione del sapere oltre che come bene di consumo e,in passato, di pregio ( in particolare al tempo degli amanuensi e dei miniatori e glossatori il libro divenne, per la sua rarità, un bene prezioso,poco diffuso sul territorio e per lo più sotto la gelosa conservazione di alcuni che ben sapevano come il sapere equivalesse al potere e quindi anche come il sapere potesse aprire la via della ricchezza e del denaro,basti pensare che nel campo giuridico un esemplare poteva diventare di maggior valore di altri,non solo se contenente illustrazioni o miniature di pregio, ma anche perchè magari,a margine, conteneva i commenti di un giurista particolarmente apprezzato e famoso: per tutti vedasi il best-seller di Umberto Eco "Il Nome della Rosa" e la sua celebre versione cinematografica di Jean Jeacques Annaud). Ma ciò significa anche che, proprio la "democraticità" o alta concorrenza che esiste nel mercato pubblicitario dei social network e tra i motori di ricerca, riduce il fenomeno di condizionamento della domanda culturale da parte dell'offerta che ha contraddistinto persino il mondo della musica,del cinema,ecc., a partire dalla fase involutiva della democrazia, a livello globale, che inizia, più o meno, a partire dalla seconda fase degli anni ottanta del secolo scorso e perdura fino ai nostri giorni. Faccio qualche esempio pratico: perchè all'epoca degli anni sessanta-settanta la produzione discografica e musicale nel suo complesso fu sicuramente un fenomeno di maggior rilievo,in termini culturali,di cambiamento di costume e anche a parere di molti, in termini qualitativi, rispetto alle produzioni di figure come Laura Pausini,faccio un nome a caso, o altri dei nostri giorni, di cui ci domandiamo francamente come facciano a vendere così tanto,a così varie latitudini e come facciano a rimanere sulla cresta dell'onda per così tanto tempo? Come mai il cinema italiano o anche i kolossal americani dell'epoca ebbero il peso culturale e financo un ruolo di propulsione del boom economico,del turismo, dell'imitazione di standards di vita e dell'acquisto di prodotti, mentre oggi certi fenomeni non appaiono più ripetibili? Non è solo una pura questione politica e anche di politiche delle case discografiche,di produzione cinematografica,ecc., ma è anche una questione di maggior ruolo e "intelligenza" della domanda, all'epoca, in relazione all'offerta. Oggi la rivoluzione digitale sta restituendo sensibilmente e gradualmente "potere contrattuale alla domanda" e alla massa,attraverso un accesso generalizzato ad internet e ai suoi servizi e social network,e il condizionamento "politico-economico" della domanda finisce per poter funzionare sempre più relativamente o su una fascia sempre più ridotta della popolazione, anche se l'uomo,come animale sociale,continua spesso a comportarsi per "imitazione-emulazione",la stessa vastità sconfinata dell'offerta di internet e del suo mercato,finisce per aprire spiragli di liberta' (sempre di politica si tratta, in ultima analisi, se da anni assistiamo in televisione,ad esempio, alla riproposizione sempre dei soliti programmi da "Amici" al "Grande Fratello",o,da ultimo, all'invasione di massa di soap opera, e al mancato ricambio dei palinsesti con danno correlato anche in termini di mancato ricambio e crescita culturale, di addomesticamento dello spirito critico,ecc.,tutte cose che nel web non ritroviamo,perchè i "canali e siti e le informazioni" sono così tanti e differenziati che si fa presto a cambiare se una cosa ci annoia o non ci garba).Così vi sarete accorti che le "lobbies" o "camarille" che un tempo avevano così tanta importanza e facevano così tanta tendenza nel campo dei "premi letterari",dalla prosa alla poesia, e che potevano persino decidere,al pari del ruolo della critica letteraria (penso a Sainte Beuve nell'ottocento), dei destini e delle fortune di tante opere e scrittori, oggi hanno solo più un ruolo cerimoniale tradizionale come eventi televisivi e mondani,spogliato di molta pregnanza,e vanno spesso scomparendo, a tutto vantaggio del mondo delle idee telematiche, dei siti web e dei blog! Dirò di più,se da domani,come consumatori e utenti della carta stampata, e lo dico come ipotesi che in parte non può che ferirmi per il mio attaccamento tradizionale al libro come "bene prezioso" da conservare con le proprie annotazioni e riflessioni a margine,decidessimo di indire uno sciopero commerciale nell'acquisto di libri dalle case editrici, specie quelle più importanti e specie le edizioni da loro consigliate (da Bruno Vespa in politica a Bevilacqua in letteratura,sempre tanto per fare dei nomi a puro titolo di esempio),e di acquistare solo libri usati a buon mercato dalle bancarelle o addirittura via internet (si sta sviluppando un mercato dell'usato parallelo a dir poco considerevole e soprattutto con veri e propri affari alla portata di tutti), le lobbies più potenti e tradizionali a livello culturale, cioè quelle editoriali, sarebbero destinate ad un ripensamento totale in poco tempo di certe "politiche" e forse finirebbe una volta per tutte anche il ruolo di condizionamento o i residui tentativi di condizionare la domanda da parte dell'offerta con prodotti spesso scadenti tramite il ruolo della "pressione" mediatico-pubblicitaria (campagne mirate per "lanciare" o "pompare" prodotti,spesso poco competitivi). In Italia questo non può che determinare implicazioni più profonde proprio in termini squisitamente culturali: il nostro paese verso cui lo stesso Francesco De Sanctis, nella sua storia della letteratura, non risparmiava critiche per la tendenza al formalismo, alla retorica, piuttosto che all'esercizio della logica e alla propensione per i contenuti sostanziali, fatta eccezione per qualche figura spesso rimasta isolata nella realtà del suo tempo (ad esempio: Dante,Machiavelli, Leopardi,se non finita al rogo come Giordano Bruno),e aggiungo io, alla superficialità (vedasi la particolare attenzione anche scolastica,non di rado addirittura pedante, persino in grandi umanisti come Poggio Bracciolini, e la propensione per l'ortografia, talora, ancor più che per i contenuti o la tendenza a "censurare" chi tende ad avere una visione alternativa o innovativa,vedasi la vicenda di Ippolito Nievo per il suo scritto l' "Avvocatino",ecc.) e al conformismo (non a caso i Francesi nell'ottocento amavano definirci il "paese dei morti" per la scarsa tendenza alle rivoluzioni e forse anche per una certa qual tendenza endemica a non adoperare lo spirito critico,cosa che poi nel novecento ci consegnerà nelle mani del fascismo e prima ancora di Crispi),sarà quello che si vedrà costretto o "trascinato",quasi per forza di inerzia storica, verso cambiamenti più radicali. Il mercato del web non sceglie, per sua natura, "raccomandati o pennivendoli di regime o imbonitori", tutte queste figure di "corifei" cedono il passo in internet ad "affabulatori" e "spiriti profetici" che sappiano veramente catturare,con i loro scritti, le attenzioni del loro uditorio, che sappiano fidelizzare un pubblico di lettori abituali, e soprattutto la massa che oggi si rivolge al web,digitando i suoi quesiti, dall'istruzione dei figli ai problemi pratici di tutti i giorni,non va in cerca di "fumo o astrazioni", ma cerca precise risposte concrete,su come "sfangare il lunario", su come sopravvivere,ecc. Prodotti tipici del pensiero italiano,come un Benedetto Croce,cito sempre un nome a caso,non a torto oggi forse destinato definitivamente all'oblìo,oggi non troverebbero molto seguito nel web.E da ultimo mi sovviene una riflessione proprio sull'impostazione del nostro mondo universitario e scolastico che, da sempre, hanno finito tradizionalmente e programmaticamente per privilegiare il "nozionismo", l'apprendimento mnemonico, o il linguaggio astruso e forbito.se non addirittura "criptico" e indecifrabile,con cui si dilettavano certi docenti universitari,ai miei tempi, che tradivano,nei libri di testo,ancor più che nelle lezioni, la tendenza tutta italiana a rendere difficile l'apprendimento,a non divulgare, soprattutto i "segreti" e i risvolti della pratica forense o del mondo degli affari, rispetto al modello più elastico e snello,anche in termini di esami e al maggior numero di laureati, delle università americane,al loro taglio pratico saldamente collegato,spesso,al mondo del lavoro e all'esperienza reale sul campo delle corsie degli ospedali per le facoltà di medicina,ecc. Così del pari "oscurare" i pensatori scomodi,come chi scrive, o sperare di continuare a censurare i cayè de doleances che illuminano le vere cause dell'assenza di competitività di questo paese, diventa un'impresa sempre più ardua e impraticabile a fronte della decadenza del ruolo dei monopoli editoriali di regime e della cessione di terreno della carta stampata al costo di 1 euro al giorno, rispetto ai costi della connessione a internet ed alla maggiore offerta che la rete ci garantisce quotidianamente,anche come canali di vendita e divulgazione del prodotto culturale.Dirò di più: chi ha pratica dei tribunali in Italia, o in altri paesi con problemi simili al nostro, sa bene quanto sia divenuto inutile segnalare,ricorrere e denunziare,se non addirittura controproducente,costoso e rischioso,in alcuni casi,tanto che si va riscontrando una perdita di fiducia complessiva nel sistema che,a mio parere, si traduce in un calo delle denunce e del contenzioso giudiziario a livello statistico. In tale ottica il potere (vedi anche il canale di collegamento con le istituzioni europee) o la libertà di espressione globale garantita dal web,finisce per rappresentare l'unica "valvola di sfogo" possibile e il vero canale di denuncia,che la gente finisce per preferire obiettivamente,in gran parte dei casi,agli stessi canali istituzionali.Non di rado si assiste ad interventi della magistratura solo quando lo scandalo è ormai scoppiato o ha raggiunto dimensioni tali di danno sociale o di così palese evidenza, che non sarebbe più possibile procrastinarne la repressione, se non a pena di rischi per le stesse cariche istituzionali preposte al controllo. Così,in realtà,il vero "giornalismo di inchiesta",che era quasi scomparso per un periodo dalla storia di questo paese,se si eccettuano pochi nomi ormai celebri, torna a "rivivere" improvvisamente resuscitato,quasi per miracolo, dal web! Come anche i veri dati che inchiodano, anche i politici alla loro responsabilità, in termini di prove,statistiche, riscontri, oggi, sono quelli che provengono sempre più dal web, dai blog, dai social network,ecc. più che dalla carta stampata classicamente intesa, la quale spesso si limita a svolgere un ruolo di sintesi o "riassunto", cioè un lavoro di pura compilazione,in molta parte dei casi, e le stesse agenzie Ansa finiscono per fare riferimento a queste nuove realtà dell'informazione.E questo è anche un altro ottimo motivo che giustifica l'abolizione di ogni forma di finanziamento o sovvenzionamento pubblico della stampa,al pari di quello che sta avvenendo per i partiti. I giornali hanno finito non di rado per svolgere ruoli di collocazione clientelare o di orientamento fazioso e si tratta evidentemente di degenerazioni rispetto alla vera e propria competitività dell'informazione "in tempo reale" innescata dai motori di ricerca del web. Ritengo per tanto che il vecchio problema italiano della fumosità,dei formalismi,della retorica, del menare il can per l'aia,degli "imbonitori di mestiere" a livello mediatico,delle raccomandazioni e clientele e quant'altro, sia destinato, prima o poi a confrontarsi con questa nuova realtà,a partire dal mercato editoriale che,oltre a preferire la specializzazione e i cosiddetti "settori di nicchia" o poco percorsi dovrà assumere atteggiamenti necessariamente meno "esclusivisti o snobbistici", se vorrà,in qualche misura sopravvivere, privilegiando pubblicazioni di inchiesta e di taglio pratico o prodotti di qualità rispetto alla quantità di materiale da mandare al macero che ha invaso molte librerie negli ultimi anni,magari nell'illusione di addormentare definitivamente le coscienze.Per tornare al pratico,in termini "merceologici",vedasi oggi per tutte la Macroedizioni in Italia, che si sta distinguendo in pubblicazioni di taglio scientifico,come "Tesla,lampo di genio, di Massimo Teodorani o i libri del filone esoterico di indagine come quelli di David Icke,ma anche la Piemme bestseller che sta pubblicando tutto il filone di Zecharia Sitchin sulla traduzione delle tavolette sumere e le origini della specie,così come un tempo la Rizzoli era divenuta ed è ancora la casa editrice economica e divulgativa dei classici,soprattutto greci e latini e la Garzanti della narrativa,specie dall'ottocento in poi... o almeno così si situano ormai nell'immaginario del lettore medio italiano e credo anche che il futuro dell'editoria digitale debba puntare sulla pubblicazione anche testi classici non tradotti ancora in Italia o altrove o non reperibili in versione integrale,penso allo stesso Corpus Iuris Civilis di Giustiniano,a proposito del quale sentivo giustificare, ai tempi dell'Università, l'assenza di una traduzione in Italia,con l'argomentazione,a dir poco ridicola,secondo cui noi italiani,a differenza dei tedeschi, conoscevamo troppo bene il latino, per aver bisogno del testo tradotto! O penso anche alla Commedie Humaine completa di Balzac. Infine sono altrettanto convinto che siamo alla vigilia del varo di nuove leggi a tutela del diritto d'autore del web,proprio come è nel disegno complessivo e nel programma di questi anni della Cancelliera Angela Merkel, che sta legiferando in materia,anche a livello fiscale, con la sua consueta lungimiranza, in anticipo su tutti gli altri Stati-membri dell'Unione Europea. Il discorso fiscale si presta ovviamente a varie considerazioni,e anche a qualche perplessità,se si vuole continuare a garantire l'accessibilità a tutti del web e la sua maggiore propensione alla libertà, ma questo può essere l'oggetto di altra trattazione,ed inoltre l'Europa non ha ancora superato del tutto una fase di crisi molto grave,e questo non ci consente di lasciare esenti da tasse,almeno i profitti più consistenti,compresi quelli del web,per le nostre economie dell'eurozona,in questa sede l'importante è aver contribuito a chiarire quali siano le nuove linee di tendenza,anche nell'editoria, per mantenere pubblico e competitività e dove si stiano spostando inevitabilmente i profitti: dalla carta stampata al digitale. 



domenica 7 luglio 2013

CENNI STORICI SULLA CAVALLERIA TEUTONICA:LO SPIRITO DELLA TRADIZIONE E' VIVO ANCHE IN ITALIA.GESCHICHTE AUF TEUTONIC RITTER GEIST UND TRADITION LEBEN AUCH NOCH IN ITALIEN.


CENNI STORICI SULLA CAVALLERIA TEUTONICA:LA TRADIZIONE E' VIVA ANCHE IN ITALIA.

GESCHICHTE AUF TEUTONIC RITTER TRADITION LEBT AUCH NOCH IN ITALIEN.

L’Ordine Teutonico (in latino Ordo Fratrum Domus Hospitalis Sanctae Mariae  Teutonicorum in Jerusalem” o “Ordo Teutonicus”, in tedesco “Orden der Bruder vom Deutschen Haus St.Mariens in Jerusalem” o “Deutscher Orden”, sigla O.T.) è un antico ordine monastico-militare ed ospitaliero sorto in Terrasanta all’epoca della terza crociata (insieme a quelli di San Giovanni e del Tempio) ad opera di alcuni mercanti di Brema e Lubecca per assistere i pellegrini tedeschi. Le sue origini sono legate ad un piccolo ospedale che alcuni mercanti di Brema e Lubecca, fondarono nell’anno 1190 nel corso della terza crociata (1189-1192) presso la città di Acri per prestare assistenza a crociati e pellegrini. Il 6 febbraio 1191 Papa Clemente Terzo riconobbe la nuova comunità dei “Fratres domus hospitalis Sanctae Mariae Teutonicorum in Jerusalem” e le diede la protezione della Sede Apostolica. Il 21 dicembre 1196 l’ospedale ottenne da Papa Celestino Terzo l’approvazione definitiva della Sede Apostolica e l’imperatore Enrico Sesto” (di Hohenstafen padre di Federico Secondo precisiamo noi) “gli fece dono di alcuni possedimenti e diritti nel Regno di Sicilia. Fra il settembre del 1197 e il febbraio 1198 l’istituto assistenziale fu trasformato in un Ordine religioso militare con sede ad Acri, riconosciuto ufficialmente come tale dal Papa Innocenzo Terzo il 19 febbraio 1199. L’Ordine ricevette anche una sua regola ispirata a quella dei Templari e dei Giovanniti, che prevedeva la difesa armata della fede e l’assistenza ai più bisognosi. Durante tutto il Tredicesimo secolo l’Ordine dei Teutonici visse un periodo particolarmente felice durante il quale ottenne privilegi pontifici e imperiali divenendo il Terzo Ordine religioso militare del Medioevo: il Gran Maestro ottenne dall’Imperatore il rango di Principe del Sacro Romano Impero e dal Sommo Pontefice il diritto di precedenza su tutti i Cardinali,Arcivescovi,Vescovi ed Abati della Chiesa. Riuscì altresì a diffondere la propria azione in numerosi paesi europei acquisendo sempre maggior prestigio e riconoscimento all’interno dell’ordinamento canonico. In Prussia e nel Baltico governò per trecento anni,fino al 1525, il proprio Stato dell’Ordine (“Ordensstaat”) che era uno dei più potenti e moderni stati del medioevo. Durante tutto il medioevo il personale Teutonico si componeva di frati-cavalieri,frati-preti e diverse categorie di frati associati e confrati e consorelle laici.”(vedasi anche frati-conversi).A capo dell’Ordine Teutonico era posto il Maestro,detto poi Gran Maestro, assistito da una serie di “alti ufficiali”. La Riforma protestante e la conversione ad essa di parecchi membri dell’Ordine, fra cui il 37° Gran Maestro Alberto di Hohenzollern, il quale secolarizzò lo Stato dell’Ordine assumendo il titolo di Duca di Prussia, non determinò la scomparsa dell’Ordine che continuò ad esistere negli Stati di confessione cattolica. Nell’ 800 l’Ordine,che rischiava di scomparire, venne posto sotto la protezione della Casa Imperiale degli Asburgo d’Austria, i cui membri ricoprirono,sempre per l’elezione e mai per diritto dinastico, la carica di Gran Maestro. Il crollo dell’Impero Asburgico rischiò di travolgere anche l’Ordine Teutonico e per questo motivo la Santa Sede decise, nel 1929, di trasformarlo in vero e proprio Ordine religioso,abbandonando la vocazione militare ,stabilendo che da quel momento in poi la carica di Gran Maestro sarebbe stata ricoperta da un Abate Mitrato (equipollente ad un Vescovo).Daremo qualche cenno anche su questa conversione storica della natura dell'ordine che, a nostro parere,non consente, per vari motivi storici,prima ancora che giuridici, di rivendicare un diritto di esclusiva ecclesiastica su questa tradizione. Durante il Nazismo,che fece un uso  suo proprio degli antichi simboli dell’Ordine Teutonico, lo stesso,divenuto ormai ordine ecclesiastico fedele al Papa,tranne che per la branca protestante,su cui torneremo, nel 1938 fu soppresso in Austria e nel 1939 nella Cecoslovacchia,mentre rimase in vita solo nel territorio del Regno d’Italia.Premettiamo pertanto che,a nostro sommesso avviso, è specifico interesse, giuridicamente e storicamente apprezzabile, che lo spirito e la tradizione storica della Cavalleria Teutonica non si estinguano anche nella società laica,soprattutto nella società civile italiana. In considerazione del fatto che una parte dell’Italia è bilingue e parla tedesco e in considerazione altresì del particolare, non trascurabile a livello storico,che vi fu un preciso periodo storico,cioè durante la pagina del nazismo,in cui, mentre l’Ordine veniva soppresso (1939) in Austria, lo stesso ordine letteralmente sembrava rimanere in vita nel solo territorio del Regno d’Italia? In questo senso in Italia lo spirito autentico della Cavalleria Teutonica sembrerebbe esser stato coltivato più correttamente e sopravvissuto persino in un periodo storico in cui Himmler,il capo delle SS,per intenderci, si richiamava per il suo “Ordine Nero” all’organizzazione logistica delle Commende e alla tradizione dell’Ordine Teutonico,financo nella tradizione sapienziale stessa dell’accesso per gradi alle conoscenze dell’Ordine (leggasi in proposito anche il celebre testo di Joachim Fest: "Hitler, una biografia").Si può discutere giuridicamente e storicamente se la conversione del ramo cattolico da ordine cavalleresco e militare a ordine religioso, dedito prevalentemente ad opere di beneficienza e simili, abbia finito per recidere in qualche misura la continuità storica dello stesso,anche se non è questa la sede,ma,in ogni caso, va ribadito che attualmente altri Ordini,come quello analogo cavalleresco e militare,dei Cavalieri di Malta, discendente diretto dell’Ordine Ospitaliero di S.Giovanni,da cui si sarebbe tratta la stessa Regola dell’Ordine, rimangono aperti in tutto alla società civile e che continuano ad essere composti da laici più ancora che da sacerdoti o frati. La tradizione storica degli Ordini cavallereschi,notoriamente, a partire dalla loro origine, con le Crociate (vedasi la “Storia delle Crociate” di S.Runciman,ed.B.U.R.,testo ormai divenuto un classico!), universalmente, e ciò vale non solo per i tre Ordini principali:Templari,Ospitalieri e Teutonici (vedasi anche ordini meno noti come l’Ordine di S.Lazzaro di Gerusalemme) consiste proprio nell’apertura della Chiesa militante alla società civile (vedasi anche il ruolo dei Cavalieri associati nello stesso Ordine Teutonico,come si legge in Fridericiana,2005, a cura di Kristjan Toomaspoeg: “L'Ordine teutonico ebbe diverse categorie di frati: innanzitutto i frati-cavalieri (che, a partire dal XIV sec., generalmente erano di origine nobile) e frati-preti, ai quali in seguito si aggiunsero diversi tipi di frati associati e confrati laici (a queste ultime categorie è riconducibile anche un ramo femminile dell'Ordine composto da suore).), poiché proprio l’esperienza delle Crociate da cui gli Ordini presero origine necessitava del coinvolgimento-commistione tra società laica e valori ecclesiastici per la loro diffusione o “imposizione”, a seconda dei giudizi storici. D’altronde è dato di comune esperienza che un istituto del genere,proveniente dalla nozione di “bellum iustum” e di “Chiesa militante” necessitasse ab origine di un “allargamento dei reclutamenti” e non di una chiusura,se si voleva avere qualche speranza di continuare ad esistere ed assolvere le funzioni statutarie,più ancora che prevalere in guerra, peraltro con stanziamenti nell’outremare,cioè fuori dai paesi di origine! Si tenga presente,inoltre, che quando si parla di Ordine Teutonico, che si finisce per chiamare in causa l’identità stessa e la matrice storica comune fondativa del concetto stesso di Stato,istituzione e cultura,  per tutti i popoli di lingua e cultura o di tradizione familiare tedesca,poiché l’Ordine,nella figura di Ermanno di Salza,Hermann Von Salz (1179-1239),Gran Maestro principale a livello storico,istituito da Federico Secondo Hohenstaufen,detto Stupor Mundi, Imperatore del Sacro Romano Impero,di tradizione familiare genetica tedesco-normanna,ma culturalmente e linguisticamente italianissimo,cresciuto a Palermo e che parlava il dialetto e la cultura volgare della nostra terra (su tal punto vedasi,come massima autorità storica, il trattato biografico insuperato di Ernst Kantorowicz), con le sue Commende, diede vita al tessuto istituzionale e culturale fondativo dello Stato tedesco. Cosicchè,ai nostri giorni, per il ruolo strategico e di indubbia supremazia che ha assunto obiettivamente il ruolo di tale Stato, nel contesto dell'Unione Europea,  si assiste diffusamente ad una riscoperta, da parte della società civile,di questa autorevole tradizione e ad una tendenza storica  espansiva,nell’ispirazione a certi valori e simboli comuni,che va di pari passo alla affermazione storica contemporanea e alla riscoperta del ruolo centrale (la cultura tedesca cuore d'Europa e crocevia tra gli Stati baltici e la federazione russa e il resto d'Europa) della tradizione culturale e istituzionale tedesca,anche come modello, nell’ambito dell’Unione Europea stessa. Proprio, sotto tal profilo, sebbene tale Ordine fosse riguardato da una Regola gerarchica, non si trascurerà il tratto saliente della sua indipendenza, come prerogativa storica di sovranità territoriale,che valgono oggi sempre soprattutto sotto il profilo del richiamo umanistico (anche indipendenza di giudizio del Volkgeist: vedasi il concetto hegeliano,per eccellenza,secondo cui: “Der germanische Geist ist der Geist der Freiheit”!),rappresentando  il tratto caratteristico principale e peculiare della tradizione culturale e dello Spirito tedesco nella storia,come poi affermatosi anche con la Riforma luterana e con il passaggio dell’Ordine storico a tale altra confessione religiosa ( sotto il Gran Maestro Alberto della casata Hohenzollern il 28 marzo del 1523,con la sua famosa lettera con cui invitava i confratelli a prendere moglie: per approfondimenti: http://www.ordineteutonicosicilia.it/crm/index.php?option=com_content&view=article&id=163&Itemid=104 ) . Fondamentale,sotto tal profilo, fu sempre il ruolo giuridico-istituzionale della bolla d'oro di Rimini, su cui mi permetto di citare sempre un passo del Prof. Pino Zingale dal portale on line  Deutscher Orden: “Nel marzo del 1226, con la cosiddetta Bolla d’Oro di Rimini, l’imperatore Federico II concesse al Gran Maestro dell’Ordine Teutonico e ai suoi successori il titolo di «principe dell'Impero», con facoltà di creare uno Stato vassallo nei territori conquistati. E’ proprio in forza di tale titolo «laico» fondante la sovranità dell’Ordine che, alcuni secoli dopo, un Gran Maestro, passato alla confessione luterana, secolarizzerà i beni ed i territori dell’Ordine, considerandoli proprio patrimonio in quanto da lui governati quale principe dell’Impero.”.  A nostro avviso,appare anche degno di nota,che l’erede materiale e probabilmente legittimo,per certi versi, dei beni dell’Ordine Teutonico,a livello storico e ai sensi anche del nostro Codice Civile (similmente a quanto prevede l’art.586 C.C.),potrebbe essere considerato proprio lo Stato tedesco: “Con la riforma luterana avvenne il fenomeno che vescovi ed abati, divenuti luterani (e dopo anche calvinisti) avocavano alla propria famiglia e consideravano ereditari i beni dapprima collegati a cariche ecclesiastiche. Uno dei casi più rilevanti fu la secolarizzazione dei beni dell'Ordine Teutonico, trasformato in Ducato di Prussia a favore degli Hohenzollern. L'imperatore Carlo V intervenne, considerando illegittime queste secolarizzazioni. La Germania centro-meridionale, in genere rispettò l'ordine imperiale ma che non fu, invece, accettato nelle regioni della Germania del Nord.Nel 1555 la pace di Augusta consolidò la situazione esistente legittimando le secolarizzazioni intervenute fino a 1552, definito Anno normale stabilendo invece la restituzione dei beni secolarizzati in epoca successiva. Tuttavia queste clausole non furono accettate da parte protestante e questo fu una delle cause della guerra dei trent'anni. Con la pace di Vestfalia, uno dei temi centrali fu lo spostamento dell'anno normale, l'accordo fu trovato fissando il nuovo anno normale al 1624: in tal modo vengono riconosciuti ai protestanti 3 arcivescovi, 13 vescovati e migliaia di chiese e monasteri.”.Non si dimentichi,per la storia dei Trattati (Alvise Zorzi: “La Repubblica del Leone”,uno studio rimasto unico sulla Serenissima Repubblica di Venezia,Rusconi editore), che reggono gli equilibri storici della pace e dei rapporti tra i popoli e gli Stati nel tempo, che il trattato di pace della guerra dei trentanni fu redatto proprio da italiani nella persona di Ambasciatori e giuristi della Serenissima per comune chiamata e consenso (la nobile tradizione diplomatica e legale dei Procuratori di San Marco che indusse gli stessi austriaci ad ubicare a Venezia la sede della Corte di Cassazione, quando Venezia divenne austriaca insieme alla Lombardia)! Occorre precisare che, quando il sottoscritto parla di eredità,ovviamente, non sottintende esclusivamente quella patrimoniale,ma anche quella morale (su tal punto vedasi il Trattato del celebre Notaio Daniele Minussi sulle Successioni,edizioni Simone,uno dei più aggiornati sulla complessa materia).In estrema sintesi, l’Ordine Teutonico,diversamente da Templari e Ospitalieri,ecc.  ha potuto diventare Stato indipendente e sovrano e dar vita allo Stato tedesco solo perché così ha voluto, con la sua bolla di Rimini e con la sua costante attività di governo e concezione dello Stato e del diritto pubblico, il “Genio italico e giuridico” di Federico Secondo,imperatore del Sacro Romano Impero, scomunicato dalla Chiesa cattolica, che aveva compreso come l’indipendenza dei territori tedeschi sotto la gestione dell’Ordine e di Ermanno di Salza costituisse l’unico sistema,all’epoca, per garantire l’indipendenza dei suoi possedimenti ereditari in Germania,ed in ultima analisi, l’indipendenza dello Stato tedesco in fieri, dagli effetti della scomunica papale….(non a caso Federico Secondo viene identificato anche come il padre della concezione moderna laica,aconfessionale e indipendente dello Stato e,in ultima analisi, del “Ghibellinismo” come concezione politica: su alcuni di questi argomenti e sulla personalità di Federico Secondo si leggano anche le interessanti pubblicazioni della storica italiana Ornella Mariani,che ha scritto anche pubblicazioni accreditate presso la sede del Parlamento europeo: http://www.fondazionecarispaq.it/news-comunicati/presentato-al-parlamento-europeo-federico-ii-di-hohenstaufen-la-.html , http://www.librerianeapolis.it/new/index.php/libri/128/814-ornella-mariani-federico-ii-di-hohenstaufen ) , e questo particolare,alla base della genesi della Germania come Stato indipendente e forse poi anche della sua conversione,compresa quella dell’Ordine, alla Riforma protestante, oltre ad essere un fatto notorio (leggasi sempre il Kantorowicz), rappresenta un po' il nucleo della nostra indagine storica e giuridica e il risultato di alcune nostre intuizioni. Per quanto l'Ordine storicamente abbia goduto anche del favore e di indubbi riconoscimenti, da parte di alcuni pontefici,vedasi, ad esempio,la bolla pontificia del 21 dicembre 1196 di Celestino Terzo e la protezione apostolica accordata nel 1199 da Papa Innocenzo Terzo, l'attenzione va piuttosto giustamente focalizzata sulla bolla d’oro di Rimini,atto imperiale del 1266, alla base della genesi storico-giuridica dell’OrdenStaat,ed anche sulle vicende della scomunica di Federico Secondo e le ragioni sostanziali che spinsero tale imperatore a riconoscere l’autonoma dignità di “Principe dell’Impero” (del Sacro Romano Impero val bene specificare) al Gran Maestro dell’Ordine da lui nominato,il suo fedele amico Hermann Von Salzburg. Non ci sembra particolare da poco,in termini storico-istituzionali, che da quella bolla e da quegli eventi,nati per conservare l’indipendenza della conduzione istituzionale dei territori del Sacro Romano Impero, al di là delle alpi, dalle ingerenze pontificie nella vicenda nella “lotta per le investiture” (Federico Secondo,anzichè accettare le ingerenze papali, rivendicò egli stesso un ruolo nelle stesse investiture ecclesiastiche all'interno dei suoi territori,con atteggiamento,a tratti, di aperta sfida nei confronti dell'autorità pontificia, ma molto probabilmente proprio allo scopo specifico di rivendicare indipendenza e sovranità laica nelle investiture civili: una sorta di precursore del principio di "libera Chiesa in libero Stato", a suo modo, e padre del ghibellinismo all'epoca,ma soprattutto uno dei pochi che,con l'intera sua casata,vedasi Manfredi e Corradino a Tagliacozzo, ebbe il coraggio di affrontare a viso aperto il ruolo preponderante che la Chiesa aveva finito per assumere sulle autorità laiche del tempo,mortificando spesso il ruolo stesso dello Stato!) ed ancor più dagli effetti delle scomuniche papali (che autorizzavano i sudditi a disubbidire all’imperatore scomunicato e quant’altro), siano da individuarsi i tratti storici genetici, di matrice ghibellina o quantomeno in termini di indipendenza,della nascita di un nuovo Stato nazionale che mantenne sempre più caratteri istituzionali e di spirito precisi e distinti dagli interessi e dagli orientamenti della curia romana,fino all’ultimo atto di rivolta e contrapposizione,l’atto di indipendenza più eclatante,quello alla base della genesi dello spirito del capitalismo,dell’illuminismo (vedasi Kant proprio in Germania),della rivoluzione industriale e fors’anche della stessa rivoluzione francese,in parte,secondo il Grande Max Weber: l’adesione a Martin Lutero e alla Riforma Protestante! La negazione più assoluta e radicale del ruolo della gerarchia ecclesiastica in termini  concettuali (e qui torna anche il discorso del simbolo originario).  Talchè,oggi, rivendicare l'esclusiva ecclesiastica di tale tradizione cavalleresca, oltre che anacronistico, potrebbe apparire come qualcosa di assimilabile a quanto avvenne nella nota vicenda della "bolla di Costantino", un "equivoco" o fraintendimento storico grossolano,nella migliore delle ipotesi, svelato scientificamente e incontestabilmente dall'umanista Lorenzo Valla, ed in forza del quale,però,proprio il Papato e la Chiesa,nel Medioevo, rivendicavano ingiustamente l'eredità temporale e patrimoniale dell'Impero romano stesso,come eredità-donazione asseritamente tramandata loro dall'Imperatore Costantino,nonchè la primazìa sulle investiture laiche (cariche feudali,principi laici,ecc., su tale argomento,leggasi: http://it.wikipedia.org/wiki/Donazione_di_Costantino ). Si,crediamo,non si tratti di effetti e particolari storici, di poco conto e riteniamo anche che Federico Secondo,padre storico del ghibellinismo, con la bolla di Rimini e col suo ruolo storico-carismatico abbia contribuito in misura davvero rilevante a tutto ciò,creando le premesse del mondo moderno e dell’uscita dal medioevo,anche in termini di contrapposizione dialettica al ruolo storico che la Chiesa di Roma pretendeva di esercitare in forza della bolla di Costantino a quell’epoca.  In sintesi l’Ordine Teutonico si erge a Stato Tedesco e il suo Gran Maestro è nominato “Principe del Sacro Romano Impero”, quale estremo rimedio giuridico, se non addirittura, quale atto di rivolta e contrapposizione sostanziale alla Chiesa di Roma e al ruolo che essa pretendeva di avere nella “lotta per le investiture” attraverso l’uso della scomunica,anche se Ermanno di Salza,Gran Maestro dell’Ordine, incarnerà personalmente questo dramma storico,perchè cercherà, per tutta la vita, disperatamente,di mediare le posizioni tra l’Imperatore e il Pontefice. Infatti,come abbiamo visto, la scomunica comportava lo stesso diritto ad eliminare (teoria del  “tirannicidio”) o insorgere contro lo scomunicato, ancorchè imperatore, ed a quel punto il Pontefice avrebbe potuto decidere lui,secondo le visioni canonistiche, chi aveva diritto di regnare sui suoi territori,compresa la loro stessa annessione allo Stato Pontificio,di qui le guerre in armi in territorio italiano tra l’ “Anticristo ghibellino” Federico Secondo e i suoi eredi fino all’ultima sconfitta di Corradino di Svevia a Tagliacozzo e la sua esecuzione,che segnano purtroppo la fine del ghibellinismo in Italia.Ai tempi di Dante,padre della lingua italiana, già non si parla più di guelfi e ghibellini,ma solo di guelfi di parte bianca o di parte nera,anche se sarà destinata a rimanere qualche reminiscenza ghibellina in tutta la storia d’Italia fino alla “breccia di Porta Pia”.In questo quadro affidare l’amministrazione indipendente dei territori tedeschi ad un principe del Sacro Romano Impero,Gran Maestro di un’Ordine cavalleresco armato,non scomunicato, era l’unico sistema (escamotage giuridico) per impedire uno stato di guerra esteso anche a quei territori e per salvarne,con una persona di fiducia, il legame amministrativo-istituzionale alla corona del Sacro Romano Impero ed alla propria linea politica,concentrandosi dapprima nella conduzione di una Crociata ( definita la Crociata degli scomunicati) in Terrasanta,cercando in tal modo di ottenere una riconciliazione in extremis e,dedicandosi,alla fine,alla contrapposizione e guerra aperta allo Stato Pontificio in territorio italiano,quando Federico comprendeva ormai che la contrapposizione storica di concezioni e interessi rendeva, in pratica, impossibile,ogni ipotesi reale di riconciliazione tra Papato e Impero. Da queste vicende e dalle vicende avverse delle Crociate ha origine la genesi storica dell’OrdenStaat. Lo stesso Ordine di Malta (i Cavalieri di S.Giovanni), al di là dei suoi presidi territoriali isolani,e al di là delle tragiche vicende di Jacques de Molay e dei Templari, non arriveranno mai ad ergersi a qualcosa di anche solo paragonabile lontanamente al concetto di Stato nazionale,mentre l’Ordine Teutonico,ancor prima degli omologhi moderni (1500-1600) francesi o spagnoli,era stato in grado di erigere,dal sostrato organizzativo e burocratico delle sue Commende, cioè direttamente dalla sua struttura medievale, l’architettura di uno Stato nazionale e aveva forgiato lo stesso Spirito nazionale Tedesco diversi secoli in anticipo sul Cancelliere Otto Von Bismarck! E questa è la verità e la sostanza storica. La Germania dunque come risultato istituzionale (esperimento autonomistico amministrativo attraverso l’Ordine Teutonico all’interno della nozione lata di Sacro Romano Impero) e nazionale di un “eretico sogno di libertà ghibellino”,un sogno tutto “italico” di affrancazione reale,almeno a livello amministrativo,dalle ingerenze ecclesiastiche di matrice storica medievale e canonistica, che troppo peso aveva voluto riconoscere il primato della Chiesa anche in ambito civile e il ruolo preponderante della gerarchia ecclesiastica,col Papa avversario di Federico Secondo e fautore della nota Crociata contro gli Albigesi (Innocenzo III° (1198-1216) fautore del principio Teocratico,secondo cui: "Al pontefice spetta assoluto dominio su ogni potere terreno. Poiché l'anima è superiore al corpo, il potere spirituale del Papato è altresì superiore a quello materiale dell'Impero"), un sogno partorito in piena congerie storica di “lotta per le investiture”,un sogno che finirà per generare una rivoluzione culturale e spirituale ancor più ardita,estrema e totale,proprio in territorio tedesco,quella che segnerà lo scisma definitivo dalla Chiesa di Roma:la Riforma Luterana,a cui l’Ordine Teutonico aderirà!  Quella stessa Rivoluzione culturale e religiosa che, relativizzando, o meglio rifiutando il ruolo della gerarchia ecclesiastica, anche nella lettura e interpretazione delle sacre scritture e privilegiando un ruolo-approccio diretto tra l'uomo e la scrittura (leggasi un testo assai interessante di un autore italiano: Fulvio Tomizza: "Quando Dio uscì di Chiesa"),tra Dio e l'uomo,senza bisogno di interpreti ufficiali,divieti di lettura in privato dei testi biblici e "mediazioni gerarchiche", segnerà il definitivo trionfo dell'indipendenza di giudizio umana, l'affrancazione dall'oscurantismo medievale e,in termini storico-culturali, la vendetta postuma e suprema di Federico Secondo Stupor Mundi, del ghibellinismo e del laicismo sul guelfismo teocratico e sul dogmatismo censorio.Una vittoria storica,in estrema sintesi, della libertà di pensiero,alle basi della civiltà moderna,ma anche quel "salto verso il Futuro" che continua ad essere il tratto più caratteristico del ruolo contemporaneo della Germania e della cultura democratica tedesca nella storia occidentale.

venerdì 5 luglio 2013

LA SOLUZIONE DELLA CRISI ECONOMICA IN ITALIA COME IN GRECIA NON PASSA SOLO PER L'ABOLIZIONE DELLE PROVINCE,MA OCCORRE ANCHE L'ACCORPAMENTO DEI COMUNI POLVERE E DI QUELLI PEGGIO AMMINISTRATI. Die Lösung der Wirtschaftskrise in Italien wie in Griechenland NICHT NUR DIREKT ZUR AUFHEBUNG der Provinzen, sondern auch COMMON Vereinigung von Staub und SCHLECHTER ALS PERSONEN.

LA SOLUZIONE DELLA CRISI ECONOMICA IN ITALIA COME IN GRECIA NON PASSA SOLO PER L'ABOLIZIONE DELLE PROVINCE,MA OCCORRE ANCHE L'ACCORPAMENTO DEI COMUNI POLVERE E DI QUELLI PEGGIO AMMINISTRATI.

Dopo la pronuncia della Corte Costituzionale il governo Letta si è improvvisamente trovato a fare i conti con la necessità di dover correttamente operare la soppressione delle province per legge costituzionale anzichè per legge ordinaria o peggio per decreto-legge. Era più o meno inevitabile e scontato è il caso di dire, se si considera che le province sono espressamente previste dall'attuale testo costituzionale che,all'art.114,come prima norma del titolo quinto, recita: "La Repubblica è costituita dai Comuni,dalle Province,dalle Città metropolitane,dalle Regioni e dallo Stato.", semmai verrebbe spontaneo domandarsi in che misura i "tecnici" del precedente governo non se ne debbano esser resi conto al momento in cui legiferavano? Ciò detto appare chiaro,dallo stato dei conti pubblici e dall'entità delle responsabilità della cosiddetta finanza allargata (enti locali), generata a suo tempo proprio dalla riforma del titolo quinto (abolizione anche dei Co.re.co,come forma di larvato controllo politico-amministrativo e presunzione di pervasività ed efficienza delle procure regionali della Corte dei Conti che,evidentemente,allo stato degli atti,dimostrano di non aver potuto efficacemente fronteggiare il "mare magnum" degli sprechi,della corruzione e della mala gestio a livello locale),che anche quando si riuscisse ad approntare la soppressione delle province approvando una riforma costituzionale in tempi brevi, essa non sarebbe comunque sufficiente a fronteggiare la "falla" enorme che si è aperta negli anni. A parere dello scrivente,infatti, accanto a casi di investimenti criticati da parte dello Stato centrale, come la nota questione degli F35,ecc., non sfugge ad un'attenta ed esperta analisi che il vero problema attuale dell'Italia, a livello contabile e amministrativo e quindi in termini pratici di indebitamento vizioso, cioè riducibile obiettivamente, in quanto non legato a fattori strutturali inevitabili come l'invecchiamento della popolazione, per la situazione degli enti previdenziali-assistenziali o il fatto che la gente statisticamente è soggetta ad ammalarsi o ad infortunarsi, quanto ai debiti regionali legati alla sanità, sia piuttosto da individuarsi nella linea di tendenza della finanza locale ad uscire "fuori controllo" (vedi anche le questioni dei derivati nei Comuni), a seguito proprio della riforma del titolo quinto della Costituzione e delle malintese e mal attuate idee di federalismo propugnate a livello politico, in questi anni, soprattutto dal partito Lega Nord, ma avallate, in qualche misura, sia da destra che da sinistra (la riforma del titolo quinto fu attuata proprio con l'avallo di quest'ultima che preferì l'idea dello "Stato comunale", in linea di principio, piuttosto che quella di "Stato regionale", per la preoccupazione sottostante di veder risorgere sentimenti nazionali e separatisti,a livello regionale, ridestando, in qualche misura il ruolo o le identità degli Stati preunitari o simili,anche sotto questo profilo occorre sempre partire dal presupposto costituzionale dell'attuale lettera dell'art.118 che dispone: "Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che,per assicurarne l'esercizio unitario,siano conferite a Province,Città metropolitane,Regioni e Stato",questi ultimi però sulla base dei criteri di "sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza"). Era chiaro che il federalismo necessitasse anche di interventi di controllo e che il concetto di "costi standard" non trovò nemmeno esso una precisa definizione giuridica (si sarebbe potuto fare un riferimento chiaro e inequivoco alla media statistica dei costi,ad esempio, ma anche sotto questo profilo, si rimase quantomeno nell'alveo del vago o delle pie intenzioni).Così il paese fu avviato sulla via del tracollo economico e dello spread a quote siderali,specie durante l'ultimo governo di Berlusconi e Tremonti, si tratta di storia nota.Fu un governo, in pratica, costretto a dare le dimissioni,avendo raggiunto il paese l'anticamera del default: il cosiddetto rischio-paese (insolvibilità dello Stato come rischio,basti pensare alla vicenda delle negoziazioni dei titoli di Stato italiani sulla piazza di Londra all'epoca e alla lettera di raccomandazioni ricevuta dalla U.E.).Ma ancora oggi si stenta ad individuare,con una analisi attenta e obiettiva, le cause profonde del male: l'eziopatogenesi. Le pensioni d'oro o facili, i falsi invalidi, i costi della politica, compreso innanzitutto il finanziamento pubblico a partiti e anche a giornali sono tutte cose da abolire e fronteggiare velocemente, d'accordo,al pari della riforma costituzionale della riduzione del numero dei parlamentari, ma l'impressione personale, a giudicare dai dati continui dei dissesti comunali e dalle cifre che vengono raggiunte in termini di indebitamento delle casse comunali è che i comuni, più ancora delle province e delle regioni, giochino un ruolo complessivo di non trascurabile importanza (a puro titolo informativo si legga un interessante articolo sul solo disavanzo del Comune di Roma,dopo l'ultima gestione,questione di cui abbiamo molto sentito parlare nell'ultima campagna elettorale e su cui auspichiamo che il neoinsediato sindaco,Dr.Ignazio Marino,vorrà fare chiarezza magari anche con un'apposita commissione: http://www.romatoday.it/politica/elezioni/comunali-roma-2013/agenzia-fitch-debito-comune-roma-2013.html , ma si analizzino anche le questioni del dissesto dichiarato a macchia d'olio nel vicino Comune di Velletri, sulle vicende relative ai conti del Comune di Aprilia durante la gestione del Commissario Federico Cono,circa tre anni fa o ancora sulla recente relazione dei Commissari straordinari del Comune di Pomezia, potremo poi citare la vicenda di Parma, a nord, ma non vogliamo dilungarci oltre). Qualora infatti non fosse individuata in radice la causa profonda o della diffusione capillare del male, appare chiaro che ogni altra riforma, compreso lo stesso taglio delle province o del numero dei parlamentari e dei relativi stipendi, potrebbe finire per rivelarsi del tutto vana o insufficiente. Quali soluzioni pratiche dunque per una situazione del genere? In primis rimettere mano al titolo quinto della Costituzione non può significare, in un momento del genere, che dover affrontare anche la questione correlata del recupero del ruolo dello Stato centrale,se non altro in termini di controllo (all'epoca del federalismo, ormai del tutto superata, viste le ormai ridotte percentuali di voto che riscuote la Lega, essendo un partito in via di estinzione anche al Nord,avevo suggerito di puntare sul ruolo delle Regioni,ed in particolare dei Parlamenti regionali,ancor più delle giunte,in termini di controllo, ma evidentemente chi parlò tanto di padania e di italia federale, pur essendo forse un buon arringatore di folle, non seppe mai mutarsi in statista nè proporre un progetto adeguatamente strutturato). L'insegnamento di Alexis De Tocqueville, cioè del più autorevole studioso del federalismo,nella sua "Democrazia in America", è quello che in situazioni di guerra occorra approntare un accentramento di competenze e talvolta anche di potere, per evitare che la frammentazione delle decisioni o dei processi decisionali e di attuazione finiscano per tramutarsi in perdite di efficienza e tempi e quindi in sconfitte. E la situazione di emergenza economico-finanziaria attuale in Italia, mi dispiace doverlo puntualizzare, ma è del tutto assimilabile ad una "emergenza bellica", non solo per lo scontro generazionale e per le palesi ingiustizie in atto,ma anche per altri dati come quelli del calo dei consumi,financo a livello alimentare, della chiusura di aziende e partite I.V.A., fallimenti, delle percentuali di disoccupazione, soprattutto giovanile,ecc. Quindi non è affatto da escludere l'idea, già da me avanzata a suo tempo, di ripristinare forme di controllo ministeriale o di altri organi dipendenti da quelli centrali,a vario livello, e non ultima l'istituzione di figure assimilabili ad una sorta di "Commissaire de la Republique" ai tempi della Rivoluzione giacobina in Francia,con compiti ispettivi sui conti e sulle amministrazioni degli enti locali,non esclusi consorzi e municipalizzate,ecc.,oltre a Comuni e Province, soprattutto con carattere itinerante, poichè è impensabile a mio avviso continuare a praticare i controlli come "interpelli o formulari" a distanza,specie sulle amministrazioni e soprattutto senza interpellare o acquisire pareri (soprattutto sugli standards di servizi) principalmente presso le popolazioni amministrate-dirette interessate, come attualmente avviene spesso con i verbali e questionari delle amministrazioni finanziarie, "i controlli incrociati" a distanza,senza sopralluoghi e verifiche,in alcuni casi,nella prassi, l'adozione di puri meccanismi presuntivi astratti, e come in parte accade anche nei controlli contabili pubblicistici,in cui le relazioni e le carte non parlano, nè spesso verificano lo stato pietoso delle strade prive di manutenzione, l'assenza di assistenze anche domiciliari ai disabili,le voci del bilancio portate in attivo,talora, come insegna la stessa Corte dei Conti,frutto di beni o valori patrimoniali sovrastimati o di entrate puramente preventivate e mai riscosse! Accanto al controllo centralizzato, per limitarci a due delle soluzioni pratiche consigliabili caldamente, dovrebbe seguire,come recentemente avvenuto e ribadito per molte sezioni distaccate di tribunali(vedi: http://www.tuodiritto.it/component/content/article/53-news/2369-revisione-della-geografia-giudiziariaecco-la-scure-della-consulta-.html ), il taglio o l'accorpamento degli enti locali e particolarmente di quelli comunali o la creazione di consorzi di comuni ai fini dei servizi,ecc. In Grecia,ad esempio, è notorio che,dopo le recenti vicende della crisi del debito pubblico, si sia ricorsi a tagli e accorpamenti significativi anche in questi settori. In particolare chi scrive ritiene che l'accorpamento dovrebbe avvenire non tanto e non solo sulla base delle dimensioni degli enti locali (i cosiddetti "Comuni polvere" di cui lo stesso T.U.E.L.,Dlgs.267/2000, agli artt.15-16, prevede l'accorpamento,sul punto vedasi anche http://diritto.regione.veneto.it/?p=1277),ma ancor più delle criticità di gestione. E' chiaro che "gravi situazioni locali", pesanti dissesti o la sottoscrizione di derivati per cifre rilevanti o l'incapacità di garantire la solvibilità delle soglie base dei servizi pubblici essenziali,ecc. dovrebbero essere considerati tutti indici utili o rilevanti ai fini di veloci procedure di accorpamento che, in questo caso, per fortuna, non debbono passare per leggi costituzionali(basta una semplice legge regionale ex art.133 della Costituzione,secondo comma: "La Regione,sentite le popolazioni interessate,può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.",il referendum ha natura consultiva). La figura della città metropolitana costituzionalmente prevista può giocare un ruolo strategico nell'assorbimento di questi comuni mal gestiti, in crisi o con dei problemi,soprattutto di tipo strutturale e amministrativo,come semplici municipi, nell'ambito del proprio interland. E' quello che si potrebbe, per certi versi, prospettare, su vasta scala, per molti comuni dell'interland romano, a partire da Ardea e Pomezia,ad esempio (vedasi articoli di stampa in calce), che potrebbero rientrare come unico municipio del comune di Roma, e che potrebbero così anche essere riaccorpati alla competenza del Tribunale e della procura della repubblica di Roma,anzichè di Velletri, decongestionando quest'ultimo ufficio oggetto di recenti soppressioni di sezioni distaccate (Anzio,Albano e Frascati), nonchè per i punti in comune a livello demografico e socioeconomico,anche circa le problematiche,compresa la tipologia del contenzioso legale, tra questi due comuni e il municipio rivierasco di Ostia e ancor più attuando un vecchio progetto di "tribunale del mare", di cui,qualche anno orsono, si discuteva in più sedi, il tutto realizzando una riforma armonica, proficua in termini di risparmi e quant'altro e in grado di accellerare progetti infrastrutturali di maggior collegamento alla capitale, dalla metropolitana alla superpontina o corridoio tirrenico, che dir si voglia, tutte cose a cui siamo dichiaratamente favorevoli e che abbiamo perorato in più sedi,anche perchè il maggior collegamento con la capitale significherebbe anche la possibilità di intervento direttamente della squadra mobile o di altri reparti specializzati e quant'altro,in pochi minuti, con una arteria stradale ampliata e modernizzata e quindi consentendo di debellare o quantomeno contenere (vedasi la quantità di casi irrisolti e prescrizioni che facilitano le infiltrazioni) anche il tradizionale radicamento della malavita organizzata nel litorale romano a pochi chilometri dalla stessa capitale. Seguono alcuni articoli di stampa esplicativi sulle situazioni di Ardea e Pomezia,per chi è interessato ad approfondire la casistica paradigmatica:
http://www.ilcorrieredellacitta.com/ultime-notizie/condanna-corte-dei-conti-la-versione-di-de-fusco.html , http://www.ilcorrieredellacitta.com/politica/nomina-nucleo-di-valutazione-al-comune-di-pomezia-de-fusco-condannato-a-pagare-160-mila-euro.html , http://www.ilcorrieredellacitta.com/cronaca/nuovo-scandalo-al-cimitero-di-via-strampelli-video.html ,http://www.ilcorrieredellacitta.com/economia/la-giunta-fucci-annulla-le-delibere-del-commissario-e-rivede-i-parametri-per-i-pagamenti-dei-debiti.html ,http://www.ilcorrieredellacitta.com/cultura/casalinaccio-i-cittadini-in-difesa-dei-tesori-archeologici-di-ardea.html ,http://www.ilcorrieredellacitta.com/inchieste-e-approfondimenti/tangentopoli-pometina-ultima-puntata.html , http://www.ilcorrieredellacitta.com/politica/riduzione-stipendi-ai-direigenti-la-replica-di-petrella.html , http://www.ilfaroonline.it/2012/05/12/ardea/brogli-elettorali-alle-elezioni-la-denuncia-di-alberto-sgr-26877.html , http://www.ilfaroonline.it/2012/04/04/ardea/consegna-delle-liste-elettorali-ardea-peggio-della-birmania-26053.html , http://www.ilcorrieredellacitta.com/economia/bilancio-deficit-strutturale-per-colpa-di-chi.html , http://www.ilcorrieredellacitta.com/economia/relazione-ragioneria-di-stato-sui-conti-del-comune-di-pomezia-maria-corrao-chiede-di-rendere-pubblici-gli-atti.html , http://www.ilcorrieredellacitta.com/economia/pomezia-approvato-il-bilancio-tra-misteri-e-dubbi-sollevati-dai-revisori-dei-conti.html , http://www.ilcorrieredellacitta.com/cronaca/ardea-il-comune-non-paga-il-distributore-auto-di-servizio-di-nuovo-a-rischio-blocco.html , http://www.ilcorrieredellacitta.com/cronaca/raccolta-rifiuti-ad-ardea-la-protesta-dei-comitati-di-quartiere.html , http://www.ilcorrieredellacitta.com/cronaca/ardea-sentenza-dura-del-tar-il-comune-paghi-entro-60-giorni-o-verra-nominato-un-commissario-ad-acta.html , http://www.ilcorrieredellacitta.com/cronaca/ardea-assistenti-scolastiche-in-sciopero-per-mancati-stipendi.html , http://www.ilcorrieredellacitta.com/ambiente/operatori-ecologici-di-ardea-sfogano-la-loro-rabbia-interviene-ambulanza-video.html , http://www.ilcorrieredellacitta.com/cronaca/scuolabus-in-sciopero-mai-versate-le-quote-comunali-e-regionali.html , http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/30/ardea-candidato-sindaco-pdl-indagato-presunte-tangenti-cimiteriali/210815/ , http://www.ilcorrieredellacitta.com/ambiente/domani-mattina-alle-4-operai-nettezza-urbana-in-protesta-mentre-i-rifiuti-crescono.html .